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Full text of "Il Marchese di Saluzzo e la Griselda, novella in ottave del secolo XV"

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T^^ 


J^ 


SCELTA 


DI 


CURIOSITÀ  LETTERARIE 

INEDITE  0  RARE 

DAL  SECOLO  XIII  AL  XI\ 


Dispensa  XIX. 


Di  questa  SCELTA  usciranno  otto  o  dieci  vo- 
lumetti all'anno  :  la  tiratura  di  essi  verrà  ese- 
guita in  numero  non  maggiore  di  esemplari 
202  :  il  prezzo  sarà  uniformato  al  num.  dei 
fogli  di  ciascheduna  dispensa ,  e  alla  quantità 
degli  esemplari  tirati:  sesto,  carta  e  caratteri, 
uguali  al  presente  fascicolo. 

Gaetano  RomagiKili. 


OPUSCOLI  GIÀ  PUBBLICATI 


Novelle  d' incerti  Autori  del  Secolo  XIV. 
Edizione  di  102  esemplari  per  ordine  nu- 
merati: di  Pag.  100.  —  Fr.  3. 

Lezione  di  Maestro  Bartolino  dal  Canto 
de'  Bischeri  ec.  Edizione  eseguita  sulle  due 
Fiorentine  del  Secolo  XVI:  se  ne  sono  ti- 
rati soli  30  esemplari  progressivamente  nu- 
merati: di  Pag.  96  (esaurito). 

Martirio  d'una  Fanciulla  Faentina,  nar- 
ralo per  Frate  Filippo  da  Siena  nel  Seco- 
lo XIV.  Edizione  di  soli  52  esemplari  per 
ordine  numerati:  di  Pag.  16  (esaurito). 

Due  Novelle  Morali  d'Autore  Anonimo  del 
Secolo  XIV.  Edizione  di  soli  52  esemplari 
per  ordine  numerati:  di  Pag.  2i  — Fran- 
chi 1.  50  (esaurito). 

Vita  di  Francesco  Petrarca  scritta  da 
incerto  trecentista.  Ediz.  di  202  esem- 
plari per  ordine  numerati:  di  Pas.  24  — 
Fr.  1.  25. 

Storia  di  una  Fanciulla  tradita  da  un  suo 
amante ,  di  messer  Simone  Forestani 
da  Siena.  Edizione  di  202  esemplari  ordi- 
natamente numerati  di  Pae.  4-8.  —  Franchi 
1.  75. 

La  Mula,  la  Chiave  e  Madrigali  satirici 
del  Doni  Fiorentino.  Edizione  di  202  e- 
semplari  ordinatamente  numerali  di  Pa».  40. 
—  Fr.  1.  50. 


'•^  Griselda 


IL 


m  DI  SiLUZZO 


E  LA 

GRISELDA 

NOVELLA    IN    OTTAVE 
DEI  SECOLO  XV. 


BOLOGNA 
Presso  Gaetano  Romagnoli 

1862 


Edizione  di  soli  202  esemplari 
ordinatamente  numerati 


N.  98 


TIPI  DEL  PROGRESSO. 


AYVfiRTGIVZii. 


La  Griselda,  ultima  per  disposi- 
zione di  ordine  materiale  fra  le  No- 
velle del  Boccaccio ,  è  senza  dubbio 
delle  prime  per  venustà,  per  nobil- 
tà, per  leggiadria,  per  eloquenza  e 
per  r  importanza  dell'  argomento.  Di 
fatto  la  Griselda  non  solamente  fu 
tradotta  in  quasi  tutte  le  lingue  d'Eu- 
ropa, ma  essa  prestò  materia  per 
Drammi,  per  Commedie,  per  Tra- 
gedie e  per  Poemetti  di  vario  me- 
tro. Al  Petrarca  stesso  gradì  in  for- 
ma, che  piacquesi  voltarla  in  lati- 
no.  Or  chi   amasse   avere    notizie 


amplissime  intorno  alla  moltiplicità 
de'  componimenti ,  ne'  quali  si  trattò 
delle  avventure  della  Griselda ,  veg- 
ga neir  Istoria  del  Decameron  di 
Domenico  Maria  Manni;  Firenze  \  742 
ove  potrà  appagare  la  sua  curiosità. 
Fra  i  diversi  componimenti  dunque, 
ne' quali  il  soggetto  della  Griselda 
fu  ridotto  in  rima,  uno  de'più  sin- 
golari è  questo  che  io  vi  presento, 
scritto  in  ottave  da  Anonimo  del 
secolo  XV.  Il  Manni  alla  pag.  621 
e  seguenti  della  predetta  Istoria  del 
Decamerone ,  ne  inserì  24  stanze . 
non  potendo  darcene  altre,  perchè  il 
codice,  donde  le  trasse,  più  non 
ne  aveva.  Supplì  al  difetto  l'  editore 
dell'  Appendice  all'  Illustrazione  i- 
storica  del  Decameron  del  Boccac- 
cio, il  quale,  conforme  un  codice 
ms.  di  compiuta  lezione ,  riprodusse 
per  intero  il  poemetto.  Secondo  que- 
sta stampa  dunque  io   la  do  fuori 


fedelmente,  alla  quale,  per  viepiù 
impreziosire  questo  volumetto,  ag- 
giungo una  Canzone  inedita  attri- 
buita a  Dante ,  tratta  da  un  codice 
della  Biblioteca  della  Regia  Univer- 
sità Bolognese,  segnato  N.  1739, 
fiducioso  di  far  cosa  grata  a'  signo- 
ri associati  di  questa  Scelta. 


liAETANO  ROMAGNOLI 


LA  GRISELDA 


Eccelse  Dive,  e  graziose  suore 
Le  quali  il  sacro  fonte  par  che  bagni , 
Da  cui  ne  spira  un  soave  vigore 
Nei  cori  generosi ,  invitti  e  magni  : 
Di  tutte  invoco  1'  aiuto  e  '1  valore , 
E  prego  che  ciascuna  m'  accompagni , 
E  per  mia  duce  infra  voi  tutte  i'  scelsi 
Polinnia  col  suo  stile  e  accenti  eccelsi. 


Dunque ,  Polinnia ,  i  tuoi  lucidi  raggi 
Refulgi  nel  mio  petto,  e  lo  riscalda 
Qual  negli  antecessor  famosi  e  saggi 
Trovo  d'  alcun  che  ti  venera  e  laida, 
Sì  che  dell'  opra  mia  tal  pregio  i'  n'  aggi . 
Che  descrivendo,  e  quella  non  stia  salda. 
Anco  estimato  sia  la  rima  e   '1  verso 
E  divulgata  in  tutto  1'  universo. 


8 


Siccome  degna  di  laude  e  d'  onore 
Quant'  opra  che  di  donna  oggi  si  trova, 
Sì  per  le  donne,  e  sì  per  lo  autore, 
Abbenchè  in  prosa  ancora ,  al  secol  nuova 
Sarà  in  versi ,  e  d'  un  altro  sapore  : 
Ma  non  si  metta  nessuno  a  tal  prova 
Della  sua  donna ,  che  forse  fra  tante 
Nessuna  non  sarebbe  sì  costante 


Qual  fu  Griselda  tanto  paziente , 
Di  senno  e  d'  umiltà  lucido  specchio , 
Come  nei  versi  miei  distintamente 
Comprenderà  chi  vi  porrà  V  orecchio , 
Talché  qualunque  sia  d'alma  eccellente, 
0  uomo  0  donna  sia,  giovane  0  vecchio. 
Non  credo  sia,  gustando  lo  tenore 
Che  non  intenerisca  per  suo  amore. 


Or  per  venire  alla  conclusione 
E  dare  a  tal  principio  degno  effetto, 
E  per  trar  d'  ozio  infinite  persone 
Le  qual  prendon  del  verso  gran  diletto  , 
Avendo  già  a  mia  consolazione 
Nel  Supplemento  (1)  tal  istoria  letto, 
E  parendomi^degna  a  celebrarla 
In  versi  mi  disposi  e  volsi  farla. 


E  per  quanto  ne  mostra  qui  l'autore, 
Sebben  la  mente  e  l' intelletto  aguzzo , 
Fu  è  gran  tempo  un  giovane  signore 
Marchese  intra  Marchesi  di  Saluzzo 
II  qual  viveva  senza  emulo  al  core, 
E  di  tor  donna  gli  veniva  puzzo  : 
Tenea  gran  corte  e  vita  magna  in  festa 
Cacciando  e  uccellando  alla  foresta. 


Della  qual  cosa  a  tutte  quante  1'  ore 
Gli  sudditi,  gli  amici,  e  i  suoi  parenti 
Nel  molestavan  per  zelo  d'  amore , 
Del  prender  donna  per  fargli  contenti; 
Per  non  restar  post  lui  senza  signore , 
Né  lui  mancasse  senza  discendenti; 
E  'I  giovin  ,  che  chiamato  era  Gualtieri 
Nuli'  attendeva  circa  tal  mestieri. 


Di  prender  moglie,  odi  lasciar  post  morte 
Chi  succedessi  a  lui  non  vi  pensava  ; 
Per  la  qual  cosa  un  giorno  essend'  in  corte 
Con  molti ,  che  ciascuno  il  molestava 
Con  vivace  ragione  e  di  pili  sorte 
Di  donne  degne  si  gli  ragionava. 
Talché  Gualtieri  a  tutti  ebbe  risposto 
Che  di  non  prender  donna  era  disposta. 


40 

Ed  arguiva  con  belle  ragioni 
Si  come  savio  in  quanto  a  stare  in  pace , 
Perchè  le  donne  son  proprio  demoni, 
E  teugon  sempre  1'  uomo  in  contumace. 
Voi  non  avete  ben  lor  cognizioni; 
Tristo  a  rhi  tal  ragion  non  sia  capace , 
Ch'  al  mondo  non  mi  par  maggior  tormento 
Quanto'  è  aver  donna,  e  non  esser  contento. 


Bench'  io  non  credo  ne  sia  nel  migliaro 
Un  sol  ch'adempia  in  tutto  la  sua  voglia; 
E  se  pur  ve  n'  è  un,  non  ne  sia  un  paro 
Che  non  si  penta,  o  viva  senza  doglia; 
Non  sono  il  primo,  e  non  sarò  il  derdaro. 
Ma  pure  se  volete,  eh'  io  ne  toglia, 
Né  voglio  esser  il  proprio  trovatore 
Per  dolermi  di  me  s' io  fo  errore. 


Da  ora  innanzi  a  tutti  vi  protesto 
Che  s'  io  la  toglio ,  e  sia  qual  esser  sia , 
Per  contentarvi  solo  io  vero  a  questo , 
Benché  tal  cosa  a  me  grata  non  sia, 
Estimandola  voi  men  che  1'  onesto 
Dimostrerovvi  poi  la  doglia  mia, 
Qual  penso  vi  sarebbe  incomportabile 
Essendo  stato  a  tutti  voi  placabile. 


11 


A  cui  risposon  tutti  d'  un  volere  : 
Sicuramente  e  ad  ogni  correzione 
Contenti  siam  di  stare  al  tuo  piacere, 
Satisfacendo  a  nostra  intenzione, 
Che  in  verità  ci  par  giusto  dovere, 
Che_^ci  dia  questa  consolazione, 
Disse  Gualtier:  voi  m'avete  convinto 
A  farmi  intrare  in  scuro  laberinto. 


Or  oltra  i'  vo  tor  donna  non  per  vendermi, 
Com'  i'  veggo  che  fa  la  gente  ignota  ; 
Così  facendo  io  potrò  difendermi , 
Che  farmi  servo  di  bestia  per  dota , 
A  ciò  che  altri  non  abbia  a  riprendermi 
Purché  fortuna  in  ben  giri  suo  ruota 
In  modo  che  essendo  in  stato  giocondo 
Non  mi  sotterri  vivo  nel  profondo. 


Cosi  pose  silenzio  a  questa  cosa. 
Avendo  nella  mente  sua  proposto 
Qual  dovessi  esser  sua  unica  sposa , 
Poiché  pur  di  legarsi  era  disposto; 
La  qual  era  gentil ,  fresca ,  e  graziosa , 
Né  da  Saluzzo  molto  era  discosto 
In  una  villa;  benché  poverissima 
Fosse,  naturalmente  era  bellissima. 


k 


i-2 

Più  volte  già  Gualtier  1'  avea  veduta 
Cacciando  appresso  dove  stava  quella, 
Che  sommamente  a  lui  era  piaciuta, 
Bench'  ella  fosse  in  povera  gonnella. 
In  nella  mente  se  1'  avea  tenuta , 
Perchè  guardava  alcuna  pecorella  ; 
Non  gli  parendo  affabile  al  suo  stato 
Però  teneva  tal  amor  celato. 


Senza  lascivia  alcuna,  inganno,  o  frodo. 
Si  che  nessun  non  la  pigli  altrimenti. 
Or  sendo  per  rinchiudersi  nel  nodo , 
Per  fuggir  de'  rimproveri  i  tormenti 
Di  tor  costei  dispose,  e  messe  in  sodo. 
Non  estimando  dota  né  parenti , 
E  pel  padre  di  lei  mandò  in  effetto 
Il  qual  venuto ,  Gualtier  gli  ebbe  detto 


In  sostanza  V  effetto  brevemente 
Se  gli  volea  per  donna  dar  la  figlia; 
Giannucolo  suo  padre  gliel  consente 
Piacevolmente  ,  e  con  allegre  ciglia. 
Disse  Gualtier,  non  ne  parlar  niente 
Di  ciò  a  nessun  di  tua  o  mia  famiglia  : 
Poi  la  impalmarne  e  dettersi  la  fede  ; 
Giannucol  n'  ha  tal  voglia  ,  che  noi  crede. 


43 

E  partito  che  fu  di  poi  Gualtieri 
Mandò  per  tutti  i  suoi  bénivolenti , 
Gentilotti ,  signori  e  cavalieri. 
Un  giorno  essendo  tutti  a  lui  presenti 
Propose  lor  eh'  avea  fermo  il  pensieri 
Del  prender  donna  per  fargli  contenti , 
Con  questo  che  in  sostanza  gli  attenessino 
Quel  che  di  fermo  tutti  gli  promessino  ; 


Cioè:  qualunque  e'  togliesse  per  donna 
Da  ciascun  fossi  per  donna  stimata 
E  riverita  si  come  madonna, 
Da  tutti,  e  cosi  fossi  reputata; 
E  lui  di  loro  il  perno  e  la  colonna 
Promettendo  ,  cosi  1'  avea  trovata  , 
E  se  cotesto  ciaschedun  rettifica , 
Ordinava  di  far  festa  magnifica. 


Cosi  da  lutti  promesso  e  giurato 
Gli  fu ,  e  da  Gualtier  preson  licenzia  , 
E  fu  il  magno  palazzo  preparato 
Con  gran  trionfo  e  gran  raagnificenzia , 
E  per  tutta  la  terra  in  ciascun  lato 
Ognun  facea  secondo  sua  potenzia 
Per  onorar  la  sposa  e  i  forestieri  , 
Che  le  nozze  estimava  di  Gualtieri. 


li 

E  Gualtieri  alle  nozze  fé  invitare 
Parenti ,  amici ,  e  molti  circostanti , 
E  molte  ricche  vesti  fé  tagliare 
A  prova  d'  una  e'  ha  tutti  i  sembianti 
Di  Griselda,  e  per  lei  volendo  andare 
Ordinò  giocolar! ,  suoni  ,  e  canti , 
Non  come  andar  per  figlia  d'  un  bifolco, 
Ma  come  fosse  regina  di  Coleo. 


E  la  mattina  eh'  era  diputata , 
Che  si  doveva  per  la  sposa  andare, 
Non  che  sapessen  dove  la  brigata , 
Quei  che  dovean  Gualtieri  accompagnare 
Con  una  ricca,  e  magna  cavalcata 
Al  palazzo  il  Signor  girno  a  trovare 
Circa  r  ora  di  terza  ;  e  quello  in  punto 
Si  fu  a  cavai  come  ciascun  fu  giunto. 


Avendo  ben  provvisto  ad  ogni  cosa, 
Che  fa  bisogno  da  poter  vestilla 
Qual  si  richiede  ad  una   degna  sposa, 
E  cavalcando  giunsono  alla  villa 
Dove  stava  Griselda,  quella  rosa; 
Chi  suona  e  canta,  e  chi  trombette  squilla, 
Gionti  alla  casa  in  cima  d'  un  poggetto 
Gualtier  vide  Griselda  con  1'  orcetto 


15 

Pien  d'  acqua  in  testa ,  che  tornava  in  fretta 
Dalla  fontana  per  gire  a  vedere 
Con  altre  donne  dì  quella  villetta 
Venir  la  sposa  con  sommo  piacere , 
Non  credendo  esser  lei  la  poveretta. 
Sendo  disceso  da  cavai  Gualtiere 
Chiamò  Griselda:  ov' è  tuo  padre?  disse; 
In  quello  giunse,  e  innanzi  al  sìr  si  misse. 


Gualtieri  il  prese  allora  per  la  mano , 
E  da  parte  il  menò  dopo  il  saluto 
Dalla  sua  compagnia  poco  lontano  ; 
E  disse  sappi  eh'  i'  sono  or  venuto 
Per  isposar  Griselda:  ma  di  piano 
Vo'  intender  prima,  e  par  che  sia  dovuto, 
S'  ella  è  contenta  cedere  a  mie  voglie  , 
Né  altramente  la  torrei  per  moglie. 


E  chiamata  Griselda  alla  presenza 
Del  padre  disse  a  lei  cosi  Gualtieri  : 
lo  veggo  chiaro  e  ho  ferma  credenza 
Che  tu  non  abbi  indizio  o  alcun  pensieri 
Di  mia  venuta;  e  senza  tua  licenza 
Imperfetto  sarebbe  tal  mestieri  : 
Tuo  padre  per  isposa  mi  ti  dona  , 
Se'  tu  contenta?  dillo,  o  figlia  buona. 


Hi 

Griselda  timidetta  e  vergognosa 
Divenne  qual  per  Febo  1'  orizzonte, 
E  disse:  al  padre  mio  nessuna  cosa 
Posso  disdire:  e  chinava  la  fronte 
Se  così  piace  a  lui  ,  tua  indegna  sposa 
Sarò,  e  lasserò  l'armento  e  '1  monte 
E  '1  proprio  genitore,  e  modo  e  spoglia 
Perchè  satisfar  possa  alla  tua  voglia. 


Disse  Gualtieri  :  in  prima   eh'  io  ti  leghi, 
Griselda  intendi ,  e'  ti  convien  disporre 
Che  ad  ogni  mio  voler  tua  voglia  pieghi, 
E  in  cosa  alcuna  mai  non  mi  t'  opporre , 
E  s'  ei  convien ,  che  mai  cosa  mi  nieghi 
Fa  stima  di  potert'  ire  a  riporre  ; 
Se  ti  conturbi  (3)  d'  alcun  mio  volere 
Avrai  avuto  il  ben  che  debbi  avere. 


Se  tu  stimassi  di  fare  altrimenti 
Pensavi  bene  in  prima  che  risponda. 
Griselda  co'  suoi  gesti  riverenti 
Disse:  Signore,  assai  lieta  e  gioconda 
Sarà  mia  vita  pur  eh'  io   ti  contenti  , 
Nò  mai  sarò  d'  obbedienza  monda  (i) 
In  qualunque  tua  voglia  è  mia  credenza 
Obbedir  sempre;  e  fanne  esperienza. 


17 


Gualtieri  allor  la  prese  per  la  mano , 
Presente  a  tutta  la  sua  baronia 
Menolla,  e  disse:  non  vi  parrà  strano 
Quel  eh'  io  farò;  ciascun  attento  stia. 
E  '1  vestimento  zotico ,  e  villano 
Trasse  d'  adesso  a  Griselda  giulia , 
E  nuda  e  scalza  rimase  presente 
Di  tutti  quelli ,  umile  e  paziente 


Per  osservare  quel  che  avca  promesso 
Al  suo  signor  nel  primo  esperimento, 
E  cosi  immediate  avendo  appresso 
Gualtier  da  rivestirla,  non  fu  lento, 
Ed  una  ricca  gonna  le  fu  messo 
Tessuta  d'oro,  di  seta  e  d'argento, 
E  calzamenti  singolari  e  begli; 
E  poi  di  sopra  a'  suoi  biondi  capegli 


Fu  posto  una  corona  di  fin  oro 
Di  perle  ornata,  e  gemme  preziose, 
Secondo  1'  uso  di  quel  tenitoro, 
Che  coronate  ne  mandan  le  spose. 
Griselda  essendo  in  mezzo  di  coloro 
Stava  sospesa  in  dubbio  se  tal  cose 
Erano  in  sogno ,  e  da  vergogna  oppressa 
Non  le  parea  riconoscer  so  stessa. 


18 

Ciascun  d'  ammirazione  era  stupito , 
Griselda  poiché  fu  di  tutt'  ornata  ; 
Gualtier  tutto  gioioso,  lieto,  e  ardito 
In  cotal  forma  parlò  alla  brigata: 
Ecco  eh'  i'  ho  contento  1'  appetito  ; 
Quest'  è  colei  e'  ha  essere  sposata 
Per  me,  sendo  del  par  le  nostre  voglie; 
Poi  disse  a  lei  :  vuoi  tu  esser  mìa  moglie  ? 


Griselda  vergognosa,  e  riverente 
Rispose:  Misser  si,  caro  marito. 
Gualtier  chiamò  Giannucolo  al  presente 
Perch'  e'  tenessi  alla  sua  figlia  il  dito, 
Poi  la  sposò,  e  sopra  un  bel  corrente 
La  fece  porre,  e  lui  fu  risalito 
Presto  in  arcione ,  se  1'  autor  non  erra , 
E  ritornò  con  la  sposa  alla  terra. 


Della  qual  se  ne  fé  singoiar  festa 
Qual  fussi  figlia  d'  un  Imperatore, 
E  lei  benigna,  graziosa,  e  onesta 
Come  savia  gentil  d'alma,  e  di  core. 
Non  come  stata  in  pastura  o  in  foresta , 
Anzi  nutrita  in  delizie  maggiore; 
Né  già  pareva  Mida  avara  o  pittima, 
Ma  proprio  di  Nathan  figlia  legittima. 


19 


In  modo  che  da  tutti  i  terrazzani 
Uomini,  e  donne,  grandi,  o  piccolini 
Generalmente,  gentili  o  villani, 
E  circonstanti  lontani  e  vicini , 
Amata  era  da  tutti,  e  dagli  strani. 
0  grazie  date  da  spirti  divini  ! 
E  molti  già  che  Gualtier  biasimavano 
Quando  la  tolse,  poi  ne  '1  commendavano 


Per  savio,  avendo  cosi  conosciute 
In  quei  poveri  panni  rusticani 
Di  Griselda  1'  eccelse  sue  virtutc 
Con  tutti  i  sentimenti  e  gesti  umani  ; 
Si  che  in  laude  di  lei  non  eran  mute 
Le  lingue,  e  non  sol  de'  prossimani  : 
Né  molto  tempo  con  Gualtier  fu  stata 
Griselda  bella,  che  fu  ingravidata. 


E  partorì  al  tempo  una  fanciulla. 
Che  nel  volto  parea  un  angioletto, 
Gualtier  più  lieto  fu  che  mai  di  nulla, 
E  ancora  tutto  il  popolo  in  effetto. 
Ma  pochi  giorni,  che  fu  stata  in  culla, 
Gualtier  fé  nella  mente  un  suo  concetto 
Per  veder  di  Griselda  esperienza 
Quanto  stabile  fosse  in  pazienza. 


-20 

Cosi  essendo  alcun  giorni  passali , 
Fingendo,  se  gli  mostra  assai  dolente, 
Dicendo  :  io  sento  e  veggo  conturbati 
Tutti  i  sudditi  miei  ed  ogni  gente. 
Poi  che  tu  partoristi  e"  son  mutati 
D'  opinione  ,  il  veggo  chiaramente  , 
E  sento  mormorar,  che  ciascun   duolsi 
Di  me,  che  di  sì  vii  nazion  ti  tolsi., 


Griselda  inteso  eh'  ebbe  il  suo  tenore, 
Si  strinse  nelle  spalle,  e  poi  rispose: 
,Caro  marito  mio,  degno  signore, 
Io  son  parata  a  tutte  quelle  cose, 
Che  tu  dispon  di  me;  dov'è  il  tuo  amore 
In  quelle  sia;  e  non  mi  fien  noiose. 
Ben  mi  conosco  piìi  eh'  altra  vilissima 
Posta  da  te  in  tal  grado  indegnissima. 


Gualtier  di  tal  risposta  nel  suo  core 
Fu  molto  lieto  ,  benché  noi  dimostri. 
Da  indi  a  pochi  giorni  piti  dolore 
Finge  d'aver,  perchè  costei  pur  giostri 
Con  aspre  insidie ,  e  dice  :  il  mio  errore 
Dimostro  m'  è  or  da  sudditi  nostri , 
Poiché  questa  mia  figlia  di  te  nacque 
Di  tua  progenie,  credi,  a  nessun  piacque. 


9A 


E  partissi  da  lei  con  turbo  ciglio; 
Per  provarla  con  più  crudeli  sproni , 
Mandolle  ammaestrato  un  suo  famiglio, 
Qua!  giunto,  disse:  i'  prego  mi  perdoni, 
Madonna,  il  Signor  dice  che  di  piglio 
Dia  alla  figlia:  né  altro  ragioni; 
E  eh'  io  dovessi...  e  non  finì  di  dire 
Più  là,  se  non  che  roi  farla  morire. 


Griselda  inteso  il  servo  ,  presto   pose 
La  figlia  in  braccio  a  quello ,  e  lieta  disse  : 
Fa  quanto  il  tuo  e  '1  mio  Signor  t'  impose. 
Prima  baciolla  ,  e  poi  la  benedisse; 
E  pur  teneramente  a  quello  espose. 
Potendo ,  d'  una  grazia  la  servisse  , 
Che  non  la  lasci  agli  uccelli  o  alle  fiere  , 
Se  già  non  gliel  comanda  il  suo  messere. 


Partito  il  servo;  e  quella  paziente 
Nel  cor  si  duole,  e  in  volto  non  si  muta, 
Se  non  che  a  Dio  diceva  con  la  mente  : 
Tu  me  la  desti,  e  io  te  l'ho  renduta. 
Gualtier,  dal  servo  inteso  il  convenente, 
A  Bologna  il  mandò  senza  saputa 
Con  essa  ad  un  parente  suo  ristretto  , 
Che  la  nutrichi  secreta  e  in  effetto. 


±1 

E  custodiscbi ,  quella  avendo  vita , 
In  massime  virtù  con  gentilezza. 
Da  poi  appresso  Griselda  gradita 
Fu  gravida,  e  portò  ben  tal  grossezza: 
E  finalmente  e'  1'  ebbe  partorita 
La  creirtura  di.  somma  bellezza. 
Cioè  un  figliuol  maschio,  che  narciso 
Non  fu  si  bel  quanto  costui  nel  viso. 


Del  qual  ebbe  Gualtier  somma  allegrezza: 
Ma  non  contento  alle  passate  doglie, 
Pensò  di  punger  con  maggior  asprezza 
Che  prima  aveva,  la  povera  Moglie. 
E  com'  ella  dal  parto  si  divezza 
Quel  figlio  come  la  figlia  le  toglie, 
Né  altrimenti,  e  per  quel  proprio  messo 
Mandò  a  Bologna ,  ove  i'  dissi  addesso.   (5) 


Visto  Gualtier  eh'  al  primo  ed  al  secondo 
Figlio,  Griselda  non  si  perturbava,  • 
Deliberò  voler  toccar  il  fondo , 
E  nel  secreto  si  meravigliava , 
Reputando  che  altra  donna  al  mondo 
Simil  non  fusse,  e  in  ciò  ch'ella  provava, 
Benigna,  savia,  onesta,  e  obbediente, 
Pia  ,  cortese ,  grata  ,  e  paziente. 


48 

Per  pungerla  di  nuovo  ,  e  darle  a  intendere  , 
Che  ogni  cosa  avea  fatto  a  buon  fine , 
Per  potersi  da'  sudditi  difendere, 
Che  ognor  sentiva  seminar  di  spine, 
Poich'  ella  parturi ,  che  gran  contendere 
Era  in  fra  lor,  che  di  vii  contadine 
Succedesse  nel  stato  a  lui  post  morte , 
Né  volean  per  Signor  villano  in  Corte. 


Griselda  tutta  benigna,  e  graziosa, 
Sempre  d'  un  modo  lieta ,  e  riverente 
L'ascoltò,  e  rispose  timorosa: 
Pensa  di  satisfar  alla  tua  mente, 
E  di  me  non  pensar,  che  niuna  cosa 
Cara  mi  sia  pel  futuro  o  presente , 
Se  non  quel  eh'  io  presumo,  che  a  te  piaccia, 
Né  altra  la  mia  mente  brama,  o  traccia. 


Gualtier  si  meraviglia  ognor  più  forte 
Della  prudenza  che  trova  in  costei  ; 
Ma  per  tutta  la  terra  ed  anche  in  Corte 
Era  biasmato  de'  suoi  modi  rei. 
Credendo  ognun  che  dato  avesse  morte 
Ai  duo  figli  che  nati  eran  di  lei , 
E  molte  gentildonne  eran  venute 
Pili  volte  a  visitarla  ,  e  condolute 


S'  cran  con  lei  di  tanta  crudeifade 
Ch'  aveva  usata  ne'  figli  il  signore. 
Griselda  sempre  con  benignitade, 
A  tutte  rispondeva  d'  un  tenore  : 
S'egli  è  piacciuto  a  lui,  non  accade 
A  me ,  né  debbo  farne  alcun  rumore  : 
E  mi  fece  il  protesto  innanzi ,  ed  io 
Bramo  di  satisfare  al  suo  desio. 


Si  che  ogni  cosa  eh'  e'  fa  è  ben  fatta , 
E  ciò  che  piace  a  lui  mi  dee  piacere , 
E  facendo  altrimenti  io  sarei  matta  : 
La  donna  debbe  quel  che  1'  uom  volere. 
E  con  simil  parole  ognora  adatta 
Le  sue  risposte ,  ed  onora  Gualtiere 
Si  come  savia:  e  più  volte  ho  udito, 
Donna  obbediente  è  corona  al  marito. 


Ma  non  si  trovan  più  queste  corone , 
Oggi  non  se  ne  vede  a  uomo  in  testa  ; 
Anzi  par  che  gli  tenghino  in  prigione  (6Ì 
Ciascuna  il  suo  marito  sì  molesta, 
E  in  ogni  cosa  se  gli  contrappone  : 
Né  fu,  né  fia  Griselda  se  non  questa; 
E  questa  per  ciascun  che  la  conobbe 
Fu  riputata  al  mondo  un  nuovo  Giobbe. 


25 

E  per  tutta  la  terra,  e  pel  suo  regno 
Amata  era  da  tutte  le  persone , 
Per  sua  benignità,  virtude,  e  ingegno, 
E  tutti  avean  di  lei  compassione, 
Reputando  Gualtier  crudele  e  indegno , 
Di  tanto  ben  eh'  avea  centra  ragione , 
Il  qual  come  pensato  avea  ,  piìi  tempo 
Lasciò  passar,  poi  la  riponse  (7)  a  tempo. 


Volendo  fardi  lei  1'  ultima  prova, 
Sendo  passati  circa  a  tredici  anni , 
Cominciò  a  dir  con  ognuno  che  trova , 
C  ha  disposto  di  uscir  di   questi  affanni , 
E  vuol  trattar  di  prender  donna  nuova, 
E  Griselda  si  torni  ne' suoi  panni. 
Poiché  conosce  il  giovanile  errore. 
Che  fé'  di  tor  tal  donna  per  amoro. 


Della  qual  cosa  da  giovani,  e  vecchi 
N'  era  molto  ripreso  e  biasimato , 
E  non  pure  una  volta,  ma  parecchi 
Avea  di  questo  in  piii  luoghi  parlato; 
Tanto  che  venne  a  Griselda  agli  orecchi 
Come  Gualtieri  avea  deliberato 
Con  la  dispensa  sciorre  il  parentado  , 
Per  aver  donna  d'  alto  pregio  e  grado. 


Griselda ,  benché  assai  duro  le  pare , 
Pur  paziente  1'  animo  dispose  , 
Poiché  fortuna  ancor  la  vuol  provare , 
Sopportar  questa  come  1'  altre  cose, 
E  di  doversi  al  padre  ritornare; 
Ma  sopra  tutte  le  doglie  angosciose 
Gli  era ,  che  non  potea  trovar  riposo , 
Oh'  un'  altra  egual  di  lei  ami  il  suo  sposo. 


Non  le  dolca  lassar  pompe  e  ricchezze , 
Né  gemme  ancora  o  1'  onorate  veste , 
Né  le  dolca  di  sue  delicatezze 
Tornarsi  alle  pasture  o  alle  foreste , 
Né  le  doleva  il  viver  in  asprezze, 
Né  altre  cose  al  cor  le  eran  moleste  , 
Quanto  che  un'  altra  il  suo  caro  signore 
Godesse,  al  qual  portava  tanto  amore. 


Ma  pure  occultamente  nel  suo  petto 
Se  lo  teneva,  bench' ognor  vi  pensa, 
Sempre  gioiosa,  e  con  benigno  aspetto 
E  lieta  in  sala,  in  zambra,  a  letto  e  a  mensa. 
Gualtier  un  giorno  tìnse  eh'  un  valetto 
Da  Roma  torni,  e  porti  la  dispensa, 
E  smontato  al  palazzo  quel  corrieri 
Die  il  privilegio  bollato  a  Gualtieri , 


^27 


Il  qual  fatto  vedere  a  più  persone 
Griselda  alla  dispensa  fé  chiamare , 
E  disse:  o  donna  per  concessione 
Dal  Papa  avuta,  i'  ti  posso  lassare, 
E  tome  un'  altra  a  mia  consolazione , 
Si  che  a  tua  posta  te  ne  puoi  andare. 
Griselda  alquanto  pallida  divenne, 
Né  senz'  affanno  le  lagrime  tenne. 


Gualtier  suggiunse  :  i  miei  sudditi  celano 
A  te,  di  poi  a  me  lor   alma  accusano; 
Chi   qua,  chi  là,  discosto  abbaia,  o  belano, 
Perchè  a  casa  mia  tai  cose  s'  usano. 
Con  simil  gesti  il  capo  ognor  mi  pelano, 
E  in  tal  maniera  te  forte  ricusano , 
In  modo  eh'  io  mi  sento  nel  cor  frangere  ; 
Orsìi,  or  vanne,  e  più  noli  me  tangere. 


Con  quella  propria  dota  che  mi  desti , 
E  presente  costor  ti  do  licenza. 
Griselda  allor  con  suoi  benigni  gesti, 
Disse:  Signor,  la  mia  poca  prudenza 
Conobbe  sempre  poi  che  tu  m'  avesti , 
Ch'  io  non  mi  conveniva  a  tua  eccellenza  ; 
Quel  bene  e  queir  onore  eh'  io  ho  avuto , 
Come  prestato  1'  ho  sempre  tenuto 


'2« 

Da  Dio,  e  poi  da  te;  or  se  tu  '1  vuoi 
Se  cosi  piace  a  te  mi  dee  piacere 
Per  compiacerti,  ed  a'  sudditi  tuoi, 
Né  altro  debbo  far  eh'  il  tuo  volere. 
Ecco  il  tuo  anel.  Signor;  prendilo  poi 
Che  così  vuoi,  che  n'hai  giusto  potere; 
Tu  di,  che  quella  dota  eh'  io  ti  detti 
Quella  ne  porti ,  né  più  altro  aspetti. 


Io  son  parata  al  tuo  volere,  e  presto. 
Se  mi  ricordo  ben  m'  aveste  nuda  , 
E  se  '1  ti  pare,  o  mio  signore,  onesto, 
Ch' io  ne  vada  cosi ,  la  cosa  è  cruda. 
Pensavi  bene ,  e  poi  giudica  questo  : 
Io  son  pur  stata  tua  speranza  e  druda;  {S\ 
Vuoi  tu  però  che  sia  nudo  veduto 
Quel  corpo,  dal  qual  hai  due  figli  avuto? 


Tu  sai  che  son  di  tua  generitade; 
Pur  s' a  te  piace,  i'  me  n'andrò  di  corto, 
Ma  in  premio  della  mia  virginitade 
Qual  t'  arrecai ,  e  or  non  ne  la  porto  , 
Ti  dimando  per  Dio  in  caritade 
Una  sola  camicia,  intendi  scorto, 
Per  sopra  dota;....  e  con  graziosa  faccia 
Pregando!,  facea  croce  delle  braccia. 


-29 


Né  poteva  Gualtier  quasi  tenere 
Per  tenerezza  le  lagrime  drente, 
E  pur  turbato  voleva  parere , 
E  disse:  la  camicia  i'  ti  consento. 
Ciascun  che  v'era  diceva:  Messere 
Di  donarle  una  vesta  sia  contento; 
Vuoi  tu  però  che  la  tua  propria  donna 
T'esca  di  casa  scalza,  e  senza  gonna'.' 


Ma  furon  sparsi  al  vento  i  prieghi  ognora 
Si  che  in  camicia  e  scalza  al  parer  mio, 
E  senza  nulla  in  testa  sendo  allora , 
Partissi,  avendo  detto  a  tutti  addio. 
Al  suo  povero  ovil  senza  dimora 
Tornossi ,  e  al  padre  con  pronto  desio  , 
Ad  attender  a  quel  che  in  pria  avea  cura 
Con  le  sue  pecorelle  alla  pastura. 


Giannucol  sempre  con  questo  pensiero 
S'  era  vissuto  soletto  quegli  anni , 
Non  gli  parendo  poter  esser  vero 
Che  la  tenessi,  e  serbavale  i  panni; 
I  quai  si  mise ,  e  riprese  il  mestiero  , 
Che  far  soleva ,  paziente  ai  danni 
Di  tanti  beni  eh'  ella  avea  perduti , 
Dicendo  :  il  Signor  mio  gli  ha  rivoluti. 


30 

E  con  questo  sì  dava  pace  e  pago , 
E  Gualtier  finse  nuovo  parentado 
Fatto  da  poi  col  conte  da  Panago, 
Qua!  era  un  gentil  sangue  e  d'  alto  grado  ; 
E  di  far  belle  nozze  essendo  vago 
Per  Griselda  mandò  là  nel  contado , 
La  quale  immediate  fu  venuta  : 
Disse  Gualtier:  hai  tui  la  nuova  avuta? 


Si  che  per  onorar  la  nuovA  sposa , 
Tu  sai  che  in  casa  mia  donne  non  sono  : 
Tu  che  sai  '1  modo,  e  dov'è  ogni  cosa, 
Che  tu  pari  e  provvedi  sarà  buono. 
Senz'  alcun'  intervallo  o  prender  posa 
Invita  quelle  donne,  che  ci  sono 
Piii  convenienti  a  ciò;  ed  ogni  donna 
Ricevi  ,  qual  tu  fossi  la  madonna. 


Fatte  le  nozze  a  casa  puoi  tornare; 
Or  sii  veloce  e  presta  come  uccello. 
Griselda  cominciò  ad  ordinare, 
Benché  nel  core  un  pungente  coltello 
Le  fosse  di  Gualtier  il   suo  parlare, 
Che  pur  ferventemente  amava  quello , 
E  messe  in  punto,  e  fece  tutte  qnante 
Le  cose,  come  fosse  una  vii  fante; 


31 


E  cosi  fatte  le  donne  invitare , 
Ed  alle  nozze  1'  ebbe  ricevute. 
Gualtier  che  i  figli  avea  fatti  allevare 
In  gran  delizie ,  ornati  di  virtute 
Dal  conte  da  Panago,  fé  mostrare 
Com'  in  Bologna  per  lettere  avute , 
Che  quella  figlia  si  bella  e  pregiata 
Al  Marchese  Gualtier  sia  maritata. 


E  con  ornata  e  degna  compagnia 
A  Saluzzo  menò  lei  e  il  fratello, 
Dove  con  gran  trionfo  e  leggiadria 
Fu  ricevuto  chiunque  era  con  elio. 
Quando  la  sposa  in  sala  comparia 
Griselda  incontro  andò  con  modo  bello, 
Con  lieta  faccia ,  e  con  sua  trista  gonna  : 
Ben  sia  venuta,  disse,  la  madonna. 


E  con  grate  parole  indi  partisse 
Sollecita  ad  alcuna  sua  faccenda, 
Di  poi  par  che  ciascuno  a  mensa  gisse: 
Poi  quando  a  ragionar  par  che  s'  attenda , 
Gualtier  chiamò  Griselda,  e  si  le  disse: 
Che  te  ne  pare?  Ella  molto  commenda 
11  degno  cambio ,  e  dice  :  buon  per  quella 
S'  ella  fia  savia,  quanto  è  onesta  e  bella. 


Ma  per  amor  di  lei  vi  vo' pregare, 
Signor,  che  non  le  diate  tai  punture 
Qual  desti  all'altra,  perchè  sopportare 
>'on  credo  le  potesse  tanto  dure. 
Gualtier  rinteneri  quel  suo  parlare , 
Gustando  le  parole  savie  e  pure , 
E  la  costanzia  siia  gli  par  sapere , 
E  fella  a  lato  a  sé  porre  a  sedere. 


Dicendo  :  ormai  è  tempo  che  il  buon  frutto 
Della  tua  lunga  pazienza  gusti, 
Griselda  mia  io  t'  ho  provata  in  tutto , 
E  come  io  desiava  sempre  fusti  ; 
Or  son  contento  e  disposto  al  postutto 
Rimunerarti  degli  affanni  ingiusti, 
E  renderti  in  un  punto  senza  inganni 
Lo  stato,  i  figli,  il  marito,  e  i  tuoi  panni. 


Questi  sono  i  tuoi  figli  ch'io  ti  tolsi, 
Or  le  li  rendo,  e  me  con  esso  loro, 
Se  tolto  mi  t'  avevo  ancora  i'  volsi 
Provare  in  tutto  il  tuo  almo  decoro; 
Or  ti  vo'  rilegar ,  se  pria  ti  sciolsi , 
Alla  presenzia  di  tutti  costoro  ; 
Che  certo  piii  eh'  altr'  uom  posso  vantarmi 
Di  savia  donna  avere,  e  contentarmi. 


33 

E  detto  questo,  le  rimisse  in  dito 
Quel  proprio  anel  ch'ella  gli  !<vea  renriuto, 
Lacrimava  ciascun  ch'era  al  convito 
Per  tenerezza  di  quel  e'  han  saputo. 
Le  donne  tolsen  Griselda  al  marito, 
E  rivestirla  com'era  dovuto  , 
La  qual  i  tìgli  suoi' con  tenerezza 
Abbraccia,  e  bacia,  e  piange  d'allegrezza. 


E  baciavasi  ognun  per  la  letizia , 
(Cosi  vi  fosse  stato  chi  direi) 
Svi  vi  si  dette  alcun  bacio  a  malizia 
Questo  noi  so,  e  non  lo  giurerei. 
Fatto  il  convito  restò  l'amicizia, 
E  '1  parentado  ,  lieto  ognun  per  lei , 
Reputandola  savia,  anzi  saviissima , 
Pili  ch'altra  donna  ,  e  d'ogni  ben  degnissima. 


Griselda,  per  esemplo  ogni  altra  miriti, 
Benché  ciascuna  all' opposito  varia. 
Che  la  tua  umiltà  si  in  alto  tiriti  , 
E  ben  merlasti  il  cielo,  nonché  l'aria; 
Per  te  si  vede,  che  di  degni  spiriti 
Tra  poveri  ne  nasce  ,  e  per  contraria 
Sorte  tra  le  delizie  i  Donni  a  zufoli  , 
Da  guardar  capre  e  buoi ,  e  porci,  e  bufoli 

3 


34 

Cosi  per  dare  alla  nobile  istoria 
Fin  di  Griselda  umile,  savia,  e  onesta, 
Pudiche  donne ,  tenete  a  memoria 
La  gran  costanzia  ed  nmiltk  di  questa, 
La  qual  v'  è  stata  corona  di  gloria 
Per  la  fama  immortai  che  a  voi  ne  resta; 
Però  chi  ha  donna  savia ,  e  continente 
La  tenga  cara,  e  siane  conoscente. 


Or  questo  basti ,  e  qui  l' istoria  termini , 
Né  nessun  voglia  sua  donna  percotere 
Con  tali  esperimenti,  perchè  a  termini 
Non  istarebbe,  e  farebbesi  scuotere 
Da  tali  il  pelliccion  ,  che  meglio  il  termini 
Forse  le  trovarebber  nel  riscuotere, 
E  a  tutti  non  seguiranno  i  pensieri 
Come  che  fenno  al  marchese  Gualtieri. 


DAPIS  ALIGHERII  CANTILENA 


Voglioso  e  vago  a  novellar  d'amore, 
Ragion  mi  move ,  e  però  dire  intendo , 
(Per  quanto  ch'io  comprendo 
Nell'intelletto  mio)  di  sua  possanza 
E  di  sua  grazia  e  del  forte  vigore 
Del  chiaro  fuoco  ond'  io  la  mente  accendo , 
Desiando  e  seguendo , 
A  mio  poter,  la  traccia  di  speranza. 
E  come  cresce  il  foco  ,  e  quanto  avanza 
La  gloria  nostra,  che  ne  par  si  tarda, 
Quando  pur  che  '1  cuor  arda  ; 
Per  li  dolci  sospir,  correndo  al  quando, 
Perseveranza  è  contenta  amando. 


36 

Gira  una  spera  (9),  nel  terzo  volume  (10) 
De'  beni  eterni  del  superno  mondo  , 
Qual  un  piacer  giocondo 
Nel  cospetto  di  Dio  da  sé  presenta. 
Volgesi  intorno  e  discende  suo  lume 
A  nostra  essenza  in  questo  cieco  fondo, 
A  suo  voler  profondo 

0  quanto  in  voi  ragion  prenda  e  consenta. 
Di  ciò  convien  eh'  ogni  creato  senta 
E  più  e  men ,  com'io  di  sopra  scrivo. 
Questo  piacer  si  vivo 
Ha  cotal  forza,  con  quel  per  cui  s'ama. 
Recalo  Ovidio  in  forma ,  ed  amor  chiama. 


Questo  amor  di  cui  parlo ,  questo  bene  , 
Muover  vid'io  e  scender  dal  suo  cielo 
Armato  e  senza  velo. 
Con  uno  strale  in  man  con  punta  d'  oro. 
Viderai  solo,  e  come  alcun  convene 
Pensoso  alquanto  star  per  alcun  zelo  , 
Con  un  singular  gelo 
Come  uom  eh'  è  fuor  d'  amoroso  lavoro. 
Atto  era  il  tempo ,  ed  io  ,  come  coloro 
Che  pochi  giorni  han  corso  di  lor  vita , 
Non  mai  avea  sentita 
Percossa  come  questa  ,  che  ritrare 
Dal  gel  mi  fece  e  condusse  ad  amare. 


37 

Con  questo  strale  ed  al  ferire  isnello , 
Come  li  piacque  Amor  m'  aperse  il  petto; 
E  dentro  all'intelletto, 
Per  mezzo  il  cuor  quella  saetta  pinse , 
La  qual  li  accese  un  lume  chiaro  e  bello , 
Si  eh'  io  sentii  di  furor  venir  diletto 
Tal ,  che  volse  '1  concetto 
Al  disiato  ben  che  poi  mi  vinse: 
Et  una  donna  vidi  (e  mi  respinse 
Amor  con  la  sua  man  dentro  dall'anima) 
Bella  tanto  e  magnanima  , 
Che  nulla  piìi ,  per  quel  ch'io  dal  ver  sento; 
Questa  mi  uccise  e  poi  mi  fé  contento. 


Così  sorpreso  e  cosi  innamorato , 
Piii  lune  corse  de'  vaghi  sospiri 
Al  fin  de' miei  martiri, 
Chiamando  per  aiuto  Amore  e  Dio 
E  Caterina  ed  Antonio  beato, 
Nel  qual  convien  eh'  io  più  divoto  miri  (11), 
Però  oh'  a'  miei  dìsiri 
Son  stati  buoni  ad  ogni  priego  mio. 
Per  man  di  quel  signor  che  mi  ferio, 
Fili  nel  giorno  santo  d'Ognissanti 
Condotto  ai  lochi  santi , 
Dove  mia  donna  ed  io  ne  compiacemmo 
Si  ,  che  di  dui  voler  un  voler  femmo. 


38 

Canzon ,  come  tu  sei ,  vatten  parlando 
D'amore  e  di  sua  forza  e  di  sua  grazia; 
E  s'io  non  t'ho  ben  sazia, 
Scusami  tu  ch'ai  don  manca  la  chiave: 
Poi  ringrazia  colui  che  tanto  m'have 
Contento,  come  io  scrivo,  e  poi  va  via; 
E  per  qualunche  via 

Trovi  uom  sorpreso  del  piacer  d'amore, 
Diraili  che  l' ardore 

Ch'  ei  sente ,  è  pace ,  e  poi  eh'  al  fin  si  viene. 
Mai  non  provossi  un  sì  perfetto  bene  (12). 


IVO  TE 


(1)  Cioè  nel  Supplemento  delle  Croniche  di  Filippo 
da  Bergamo.  Vedi  Manni ,  illustrai,  del  Decam.  pag. 
603. 

(3)  Altr.  ed.  Se  mi  conturbi. 

(4)  Altr.  ed.  d' obbedienza  immonda. 

(5)  Altr.  ed.  MandoUo  come  e  dove  dissi  adesso. 

(6)  Altr.  ed.  le  tenghino  a  pigione. 

(7)  Altr.  ed.  la  riprese. 

(8)  Altr.  ed.  Io  son  pur  suta  tua  non  belza,  e  druda. 

(9)  Venere. 
(10)  Terzo  cielo. 

(H)  Di  qui  può  argomentarsi  che  questa  Canzone, 
attribuita  a  Dante,  sia  di  tale  che  avesse  nome  Antonio. 
Se  fosse  meno  eulta  di  hngua  e  di  stile,  potrebbe  cre- 
dersi di  Antonio  Beccari  da  Ferrara. 

(12)  Il  ras.  legge  :  Mai  non  si  provò  un  sì  perfetto 
bene. 


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Commento  di  Ser  Agresto  da  Ficaruolo 

sopra  la  prima  ficaia  del  Padre  Siceo.  Edi- 
zione di  soli  202  esemplari  per  ordine  nu- 
merati: di  Pag.  216  —  Fr.  5. 

Dodici  Conti  Morali  d'Anonimo  Senese  , 
testo  inedito  del  Secolo  XIII.  Edizione 
di  202  esemplari:  di  Pag.  XVI.— 152  — 
Fr.  4. 

La  Lusignacca,  Novella  inedita  scritta 
nel  buon  secolo  della  lingua  italiana. 
Edizione  di  soli  -42  esemplari  numerati: 
di  Pag.  32  —  Fr.  2  (esaurito). 

Dottrina  dello  Schiavo  di  Bari,  secondo 
la  lezione  di  tre  antichi  Testi  a  penna.  Edi- 
zione di  soli  52  esemplari  :  di  Pag.  24  — 
Fr.  4.  50  (esaurito). 

Il  Passio  0  Vangelo  di  Nicodemo,  volga- 
rizzato nel  buon  secolo  della  lingua,  e  non 
mai  fin  qui  stampato.  Edizione  di  soli  202 
esemplari  numerati:  di  Pag.  Vili. — 52  — 
Fr.  2.  50. 

Sermone  di  S.  Bernardino  da  Siena  sulle 
soccite  di  bestiami,  volgarizzato  nel  Seco- 
lo XV,  e  non  mai  fin  qui  stampato.  Edi- 
zione di  soli  202  esemplari  numerati  :  di 
Pag.  40  ^Fr.  1.  50. 

Storia  d'una  Crudele  Matrigna,  ove  si 
narrano  piacevoli  Novelle.  Edizione  di  soli 
202  esemplari  numerati:  di  Pag.  G8  — 
Fr.  2.  50. 

Il  lamento  della  Beata  Vergine  Maria  e  le 
allegrezze  ,  in  lima  secondo  antichi  codici 
manoscrilti.  Ediz.  di  soli  102  esemplari  nu- 
merati: di  'Pag.  24  —  Fr.  1.  50  (esaurito). 

Il  Libro  della  Vita  Contemplativa ,  saggio 
di  un  volgarizzamento  del  sec.  XIV.  messo 
per  la  prima  volta  in  luce.  Ediz.  di  soli  202 
esemplari  numerati:  di  Pag.  30. 


Brieve  meditazione  dei  Benefìcii  di  Dio, 

per  Agnolo  Torini  da  Firenze,  testo  inedito 
del  buon  secolo  della  lingua.  Ediz.  di  soli 
202  esemplari  per  oidine  numerati  :  di  Pag. 
56  —  Fr.  2. 
La  Vita  di  Romolo,  volgarizzata  da  M.""" 
Donato  da  Pra(,ovecchio,  col  testo  latino 
a  fronte.  Ediz.  di  soli  202  esemplari  per 
ordine  numerati:  di  Pag.  56  —  Fr.  -2. 


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